PoveraPazza


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“Due detenuti che occupano celle attigue comunicano tra loro battendo sul muro. Il muro è la cosa che li separa ma anche il loro mezzo di comunicazione”

Simone Weil

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Fine dell’era dell’insensatezza

 

Discorso mattutino all’albero Grihen

Griehn, io devo pregarla di scusarmi.
Stanotte non riuscivo a prendere sonno perché così
forte era il clamore della tempesta.
Quando guardai fuori, notai che lei vacillava
come una scimmia ubriaca. Io l’ho anche detto.
Oggi il sole giallo splende nei suoi rami nudi.
lei seguita a scuotere qualche lacrima, Griehn.
ma lei ora sa quello che lei vale.
Lei ha combattuto la battaglia più aspra della sua vita.
Gli avvoltoi si sono interessati a lei.
E ora io so: solo grazie alla sua inesorabile
docilità lei oggi sta ancora in piedi.
Di fronte al suo successo, oggi penso:
non è stata una sciocchezza venire su così alto
fra casermoni d’affitto, su così alto, Griehn
che la tempesta ha su di lei solo il potere di questa notte.

B.Brecht


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Tutti dobbiamo morire, ma solo alcuni sentono la morte ogni giorno. Sono le persone che mi piacciono. Le uniche persone che mi piacciono. Chi non sente la morte non mi interessa, è inutile nasconderlo, prima o poi la mia noia diventa evidente davanti agli accaniti al contingente. Mi interessa la morte, non la necrofilia. Quasi tutti i politici pensano poco alla morte, ma sono necrofili, maneggiano pensieri morti, compiono azioni morte. La meraviglia è quando incontri una donna che sente la morte. Quando abbracci una donna che ha l’orecchio appoggiato sulla morte e quindi anche su Dio e sulla poesia. Non è un ascolto che arriva da adulti o da vecchi. La morte di cui sto parlando arriva a quattro, a sei, a dieci anni. Arriva e non va più via. Le persone che incontriamo raramente sono interessate al giardino nero della nostra infanzia. E allora non ci resta che trasformare il giardino in un orto. Scrivere in fondo è arare la morte e cercare di trarne qualche frutto. Io ho sempre cercato una donna che prima di avere confidenza con me avesse confidenza con la morte. La morte e le seghe sotto il tavolo, la sensualità di chi non ha fiorellini nell’anima, ma una bestia feroce che non si sfama mai. L’errore che spesso facciamo è tenere la bestia fuori di noi, la allontaniamo pensando di essere più appetibili. Per fortuna a volte arriva qualcuno che ci vede veramente, e ci fa tornare a casa, noi e la nostra bestia. Sono cose che per accadere non hanno bisogno dei fitti e anemici commerci sessuali dei nostri giorni. Le vere confidenze nascono quando sappiamo spartirci la morte con lietezza. Quando sappiamo tenerla vicina, possiamo essere vicini a tutto. L’amore è proprio questo sentire il tutto e non solo chi solletica il nostro narcisismo.

Franco Arminio