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Il giorno in più

ImmagineCi sono giorni che non passano inosservati. Non che cerchi autoinganni, ho smesso di evitarmi da tempo. Tutti posseggono un fitto calendario di ricorrenze, siano tristi o gioiose, che in qualche modo vengono celebrate. Questo mio 30 marzo, più che inaugurare un primo anniversario, è il primo giorno dei miei anni-verso una distanza. Vorrei dire che non è tanto il giorno ad essere memorabile, per quanto sia legato al ricordo di una umiliazione, quanto lo è invece tutto l’anno che è venuto dopo. Così memorabile che non ho nemmeno bisogno di ricordarlo.

Ho avuto una primavera che è sembrata un inverno, tanto Inverno era stato feroce, e un’estate che rassomigliava a una primavera, poi ho ignorato le stagioni che accorciano l’ombra, che la mia Ombra ha il suo sacrosanto diritto di cittadinanza. Ho allacciato un nodo, una gassa d’amante. La volpe esce dalla tana, fa un giro intorno all’albero e ritorna nella tana, mai immagine più terrestre fu inventata per insegnarmi l’arte marinaresca. Penso a Erik, alla fonda, sola come non è mai stata e m’immagino come impenna la prua nei giorni di libeccio per liberarsi dall’ormeggio. Certi dolori sono come il sale per l’acqua di mare. La cosa più importante che ho imparato è che la serenità è una pialassa, acqua stagnante, che non ha pesci, e che preferisco incontrare di sfuggita la gioia, risacca che mentre accompagna l’onda sulla riva, lascia filtrare al di sotto una lama d’acqua in senso contrario. Le conchiglie lo sanno. Fata Morgana sarà pure una strafiga, ma le scatole di trucchi le lascio a chi si corica con la paura dell’intimità.

In questo giorno lungo quanto un anno ho preparato il terreno e seminato un prato fiorito. Crescerà alto e selvaggio, disordinato, tenace, non tutti i fiori spunteranno e così lascerò che il tarassaco si faccia la sua strada. Sarà un prato che si mette in mezzo al pane, come l’amore.

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