PoveraPazza

Pezzi

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Poi, quando è passato appena il tempo necessario per poter mettere le mani nelle macerie fumanti senza scottarti troppo, cominci a rimuovere. E’ un lavoro meticoloso, non si può buttar via tutto, ci sono autentiche opere d’arte fra le macerie. Pietre preziose saltate dal castone, un viso austero colto in un atto semplice di cui nemmeno sapevi l’esistenza e che era pubblico, lo sguardo di Gioconda, manoscritti autentici, insieme a piatti rotti, bamboline kitsch in porcellana di Capodimonte a cui manca la testa, frammenti di tessuti, travi bruciacchiate, le molle di un divano. Salvi il salvabile, passi le dita a levar polvere, custodisci.

stasera sei piccola mela, sei mela da addentare, sei mela da conservare lucida, mela bacata, perché odio la perfezione e ti sta bene quel vermetto che ti rode e ti straparla, mela da tenere nel palmo della mano e da nascondere nella tasca del giaccone, mela della tentazione, mela pasto clandestino, mela simbolo di dono, le parole che ci diamo come frutti, i gesti degli scambi, ci siamo fatti l’amore questa sera senza farlo, la mela che non abbiamo mangiato e che è ancor più bello conservare.

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7 thoughts on “Pezzi

  1. già, il mondo è un grande rigattiere, un mercatino dell’usato in franchising da dio, non c’è nulla di nuovo e nulla da buttare, solo riconnettere.

  2. La vita, certe volte, può far male tanto che dopo ne hai solo paura. Così, ci vuole tanto coraggio a mettere le mani tra ciò che ti è rimasto. Ma poi pensi che è tutto quello che hai, ed è meglio di niente.
    Bello leggerti!
    Buona giornata

  3. sai, io non mi sono accontentata mai, ho sempre caricato a testa bassa, o perlomeno ogni volta che mi liberavano il naso dall’anello da trascinamento. le macerie sono strane, le rimuovi perché non si può ricostruire su macerie, ma questa diventa un’opera di ricomposizione e nella ricomposizione compaiono cose che non avevi visto, o non abbastanza. il coraggio serve solo a guardare in faccia le cose che vieni a sapere di te stessa.
    benvenuta, sono contenta di averti qui 🙂

  4. Ad essere sincero il signor L. non ama granchè l’architettura di Purini, di Bofill, di Rossi, dunque la soluzione che questi hanno dato alla crisi dello strutturalismo. Egli ritiene che l’assemblaggio dei frammenti non sia soltanto una questione compositiva ma abbia una relazione, seppure oscura e silenziosa, con quel corazon tan blanco di cui parla Marias.

    • ( e io che ho detto?) mio caro signor L., non lasciarti confondere, non credere che la mia sia l’immaturità di riuscire a conoscere solo ex post, è un’immaturità vera: io sono ferma al 1918, rubo foglie dalla cupola d’oro di Olbrich e fracasso vetrate di Moser, sono intrisa di Jugendstil senza speranza e al massimo, quando mi do le arie, mi spingo fino a Miami e all’Art Decò Historic District. Figuriamoci se mi tocca l’estetica postmoderna cafona. Ma sono certa che tu capisci che non è l’affanno per voler mimetizzare le fratture fra cocci. E’ piuttosto recupero di inerti, il voltafaccia del lato interno e nascosto da accoppiare a quello palese, d’improvviso. E’ jazz.

  5. Lei aveva detto esattamente quanto il signor L. ha ripetuto, per questo lo ha ripetuto. E’ jazz, dice benissimo. 🙂

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