PoveraPazza


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Fidel

Mi fregò la pioggia. Se avessi saputo quanto gli piacesse scorazzare sotto l’acqua a catinelle, non mi sarei lasciata impietosire. O forse fu solo lo sguardo. Continua a leggere

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Geografia commossa

Non dovrei leggere Arminio, perché quando lo leggo, smetto di scrivere. Tutto quello che in me è magma silenzioso e impiega mesi per uscire in quattro paroline melense o smaliziate, lo scrive lui. E lo fa così bene che a me resta solo di farmi una cuccia nei suoi libri e stare lì, per tutto il tempo che mi è concesso.
Leggetelo e soprattutto compratelo, ché da certi libri si può farsi solo possedere.

La dimora del tempo sospeso

Franco Arminio

Franco Arminio

“Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d’erba,
dove non c’è il troppo di ogni cosa,
dove il poco ancora ti festeggia
con il pane e la luce,
con la muta lussuria di una rosa.”

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Pioppi/1

In principio era un palo. Un palo di legno alto e snello. Di un bel legno chiaro e profumato. Sul suo mantello nudo rimanevano tracce della lama che aveva eliminato pochi giovani rami – solo graffi, abrasioni -, ma alla base la sega lo aveva stroncato. Così era diventato palo, dritto e forte. La sua lunghezza non ne consentiva agili e arditi spostamenti, eppure era arrivato comunque là, al fianco della pianta.
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