PoveraPazza


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Zoo di carta

zoo di carta

Non sono un collezionista, amo circondarmi di esemplari unici. Guardo con sospetto le copie, le sfilze interminabili di cui conta solo la forma – memoria di un’idea-, di cui la materia è pretesto, variabile che consente la declinazione. Non vi trovo altro che la ripetizione, la prigionia del tipo-ideale e poi ho un’avversione per l’accumulo, mi rende claustrofobico.
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La vecchia merceria

Entro, dove sembra che il tempo sia fermo, dove due sorelle senza età, quasi indistinguibili e l’immancabile profumo di legno di cedro esaudiscono i desideri del mio uomo. Desideri nascosti, coperti bene. Scelgo, chiedo una misura in meno. Che sia costretta, ristretta, compressa, perfetta. Nella guaina contenitiva color carne che mi custodirà fino a sera. Come un segreto, come un soprassalto. Trattengo il fiato. L’elastica compressione mi solca, mi segna, mi esalta, assedia la furia dell’abbandono. Chiusa nella cabina di prova sento la sua voce che bisbiglia: “non bagnarla, tesoro” e poi il suono affilato delle forbici.


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Fragilità di una sospensione

Il momento e’ quando la sera si tira su la sottana per indossare la notte. Lì si struscia il desiderio. Lei accentua la curva della schiena, ritta con le posate in mano come per incidere un memoriale. Lui trasale, in equilibrio sull’arco delle sue bellissime sopracciglia e versa il poco della bottiglia nei bicchieri. E lei, guardandolo con quella luce negli occhi che chiama la vita, sospira come per dire qualcosa che non dice, rivelando la sua fragilità che la rende così femmina. Lui avverte il fiotto caldo del sangue e si sporge obliquo sul bordo del loro smarrimento.


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Offertorio

Non mi sentirai dire: ti do l’anima.
Non ti darò nessuna astratta inconsistenza. Non potrai separare e non dovrai scegliere. Tutto ciò in cui vorrai credere starà nelle tue mani.
Avrai il mio corpo, come una terra promessa. Da arare e seminare e raccogliere. Da cui estrarre dolore e piacere, a picconate e preghiere. Da risalire lungo le vene, da sommergere e dominare. Scoprirai la carne, i nervi, il battito elettrico. Sarai affamato, assetato, ti mancherà il respiro.
Ti commuoverai: saprai che le emozioni sono incarnate
Ci morirai dentro, a fondo, nel culo. Perché il mio corpo è tuo.


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Istantanea

© Gabriele Rigon. Roxanne

© Gabriele Rigon. Roxanne

Stanno lì. Sereni, appagati, sollevati, svuotati, in una spossatezza priva di ogni traccia di malinconia. Distesi, dopo l’amore:
incrocio di due diagonali del tiepido quadrato che ha accolto e sostenuto la loro fusione. Una gamba di lei ripiegata e strettamente incastrata tra i due corpi: la linea retta che va dalla rotula alle dita aderente al fianco di lui, quella interna, sinuosa, che finisce nel tallone nascosto tra le proprie natiche. Continua a leggere