PoveraPazza

Le ore

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Ti ho mai detto della spocchia delle linee ortogonali, della pedanteria di ogni impianto a scacchiera? Sai che gli angoli retti mi fan confondere la destra e la sinistra?  Ma io, che vivo chiusa nell’abbraccio di una curva e non mi perdo, che so sempre da quale punto soffia il vento, che ho un cielo alto capovolto nel mare, desidero il margine, il lato, un ponte a unire gli argini e la spinosa invalicabilità della frontiera.

Ti ho mai detto della pianura, del soffocare senza spasmi per la mancanza di limite allo sguardo? Ti ho detto che mai ho capito veramente cosa volesse dire per x che tende a infinito? Ho sempre risolto la funzione per fede, perché nemmeno la credulità mi bastava. T’ho detto – forse una volta – che adesso mi sveglio sperando la nebbia? Io, che al massimo ho avuto foschie mattutine sospese sul pelo dell’acqua a velare il mio bisogno di aperture, vagheggio opacità dense in cui muovermi a tentoni.

Ti ho detto mai della supponenza della campagna toscana, di quanto mi opprime la prevalenza dell’ordine? E i cipressi perfetti in fila sul bordo dei sentieri e i fiori meticolosi alle finestre e i filari in geometrie regolari e le linee morbide e rotonde? Io che so il mirto in fiore, l’intreccio inestricabile dell’elicriso e della ginestra, i profumi stordenti, la rustica spontaneità dell’olivastro, i capperi aggrappati alle rupi, io che coltivo l’entropia, adesso falcio il prato e stabilisco il primato sull’indomabile casualità delle erbacce.

Misuro un tempo che è sempre lo stesso, e quanto va veloce e quanto è lento, misuro le ore. Tu mi trasformi, io ti trasformo perché nulla cambi, nulla incrini la ferocia della diga. Conto le sere, i passi, le foglie che cadono, le onde. A me, che perdo il conto e la misura, porteranno, qui sulla riva, le cose che non dici.

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13 thoughts on “Le ore

  1. eh, gran bel pezzo. la geometria e il cuore, il desiderio di vaghezza dei confini, l’avversione per le linee troppo nette, e soprattutto c’è la morbidezza delle parole, come una nebbia che ora ti auguri al mattino. e poi quel cercare nella natura ciò che più ti rassomigli, non i filari di toscana, non la pianura pettinata, ma i capperi aggrappati alle rupi, la rustica spontaneità dell’olivastro.

    incantato
    ml

  2. La foto d’accompagnamento al brano:perfetta corrispondenza tra colori del vestiario, parti del corpo e sfondo marino: gonna beige-sabbia, striscia di maglietta bianca-schiuma, giubbotto grigioazzurro-onda. Che bella simmetria!
    Ciao,
    ml

  3. Ma e’ simmetria nascosta, accettabile anche da te 🙂

  4. scopro adesso il tuo blog, e già mi piace 🙂

  5. Anche io sto bene ai margini. Tu hai usato il verbo ‘desiderare’ a proposito dello stare ai lati, non è la stessa cosa. Spesso l’ordine, il centro, le periferie sono convenzioni. Nel desiderio la fuga. La campagna toscana la conosco bene e non è tutta cipressi in duplice filar. Penso che l’estremo disordine, come l’estremo ordine, non siano misura esatta del bello e del buono.
    Grazie del passaggio dalle mie parti. E complimenti.

    • questa è la storia di una distanza e di un’asimmetria, scritta qualche anno fa. la storia di qualcuno che rinuncia a se stesso, al proprio mondo, per andare, vanamente, verso un’estrema differenza. Nel desiderio ci dovrebbe essere sempre fuga, sì.
      ti ringrazio di esserti soffermata

  6. è il tempo che è in difetto o noi che siamo tarati con marchingegni arrugginiti e tendiamo alla disfatta, incolpando il destino? basterebbe affidarsi ad un odore, il mirto potrebbe essere quello che si conforma alle nostre narici, le rende porte d’accesso di mondi ad incastro, aperture verso futuri neanche immaginabili … invidiando la tua capacità di intuire la direzione del vento, ti auguro una buona notte … chand

  7. il vento è domestico, sai, conoscerlo non è difficile, basta farsi centro. io ho imparato andando per mare. buonanotte a te

  8. ordine e disordine, due concetti che spesso non si esludono a vicenda, anche due modi di essere.
    testo bellissimo!

    • io li ho sempre mescolati, Cecil, il sud e il nord, il pacato e l’esuberante, il chiaro e lo scuro. mi sono sempre lasciata contaminare. adesso smetto, giuro! 🙂

      • no, no, non smettere, il risultato mi sembra assai ben riuscito 🙂
        io sono per la variabilità, per la commistione, la modalità monotòna alla lunga stanca e annoia.

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