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Dialoghi con Betta. Io, Betta e Ulisse

9 commenti

Quando Betta entra in cucina, c’è una vera rivoluzione. L’ordine maniacale che regna sovrano quando cucino, oggi è sottosopra per la mia ansia. Sto sgusciando gamberi a crudo sotto il getto dell’acqua e mi dondolo nervosamente da un piede all’altro. Lei entra, cauta, si prende una birra dal frigo e si accoccola sullo sgabello, quello alto.
– Torna Ulisse, vero? – mi chiede sorniona, piluccando nocciole sgusciate da una ciotola davanti a sé.
– Si, arriva fra poco. Non guardarmi così
– Come ti guardo? – chiede con una finta faccia sorpresa e risentita
– Come si guarda un pollo sullo spiedo.
– Ti senti un bel bocconcino? – sorride, attingendo ancora dalla ciotola
– Non rompere Bettina, sono incasinata e mi aspetto solidarietà, da te.
– …mhm. – Sembra una tregua, ma abbassa uno sguardo avido verso le nocciole e io capisco che sta partendo all’attacco.
– Dopo un mese di assenza, dovrebbe come minimo portarti fuori a cena, lo sai vero?
– Mi piace cucinare. Quando cucino per te non ti lamenti mai.
– Di’ piuttosto che ti piace fare la geisha
– Forse… Sei stata dal medico? – Cerco di svicolare, se parte con uno dei suoi sermoncini femministi, è la fine.
– Io non ti capirò mai. Lui in mare per “seguir virtute e conoscenza” e tu a casa a fare la calza. Ma come ce l’ha, d’oro?
– Ma quale calza Bet? Ti sembro Penelope?
– Proprio perché so che Penelope non ti si addice, deve avercelo d’oro.
– …
– Ma non potevi metterti con un bancario?
– Sai che palle! – sorrido – e piantala di mangiarti tutte le nocciole
– Sono troppo allettanti
– Ma chi, i bancari?
– No. Le nocciole, che devi farci?
– Il pesto di broccoletti, la pianti?
– Mamma che buono, posso fermarmi a cena?
– Vai via – sibilo, fingendo di colpirla con un cucchiaio di legno, ma lei non se ne va.
– Allora?
– Allora che?
– Allora è questo vero? Il sesso. – Carica le due esse della parola con un sottile sottinteso, come se ce ne fosse bisogno
– Lo dici come se fosse un crimine
– Ioo? Ma nemmeno per sogno! Mi conosci Cris, non sono certo una santarellina. Però…quest’uomo…t’ha fatto “qualcosa”.
– Si, la spesa – Rido apertamente
– Magari tu permettessi a qualcuno di farti la spesa. Tu sei l’ultima hippy in circolazione. Qualsiasi altra donna alla tua età si sarebbe trovata un bel marito, si sarebbe fatta intestare una casa e avrebbe un conto in banca a doppia firma.
– E anche un bel palco di corna, vero?
– Perché, vuoi dire invece che questo qui non ti tradisce? Uggesù, passa quattro mesi ai Carabi, sei mesi in Mediterraneo e sta solo due mesi a casa. Non vorrai farmi credere che c’ha l’interruttore sull’ipofisi!
– A parte il fatto che non è vero che stiamo insieme solo due mesi all’anno e tu lo sai, avrà anche delle altre, non voglio saperlo, di certo è ancora qui che torna ed è ancora esattamente l’uomo che voglio.
– Oddio, di nuovo Ulisse e Penelope? Ulisse era un gran figlio di puttana, te la sei letta l’Odissea?
– Ancora co’ ‘sta Penelope, Bet? Io sono Circe, non Penelope
– Ecco, l’avevo detto io che c’entrava il sesso. Si può sapere che ti fa quest’uomo, Circe.
– Sei curiosetta morbosetta
– Si – e ride.
– Potrei essere io a fare qualcosa a lui, te lo sei chiesta?
– Sai che ci vuole, a trasformare un uomo in un porco. Non mi dire che è così semplice.
– Sei tu che banalizzi. Non si tratta di pulsioni così elementari.
Betta non risponde. E’ diventata all’improvviso seria.
– Sa giocare coi contrasti, e io per lui mi faccio mare e porto.
– Contrasti. Ah, vero: Ulisse è così, temerario e cacasotto. Vuol sentire il canto delle sirene, ma si fa legare all’albero della nave, non si sa mai!
– Sei insopportabile, quando ti ci metti.
– Cris! Sei tu che te la stai raccontando. Ti ci vuole un uomo che sappia essere presente, un portatore di benessere.
– Si, quando lo trovi mi fai un fischio. Sto bene, sto bene così. Non voglio un uomo perché mi aiuti a piegare le lenzuola, né una stampella, né una carta di credito, per fortuna. Guardati intorno: le coppie stabili che conosciamo stanno insieme come pariglie di cavalli, attaccati allo stesso tiro ogni mattina. Io ogni mattina voglio poter scegliere.
– Balle. Non scegli comunque perché sei nello stesso tempo sola e legata. Tiri la carretta da sola, fai tutta la fatica da sola.
– Io vorrei sapere perché ancora pensi che gli uomini debbano accudirci, mantenerci, toglierci le castagne dal fuoco in cambio del fatto che gliela diamo e non sei disposta a riconoscergli la loro identità.
– E quale sarebbe st’identità, sentiamo
– Un’identità diversa dalla nostra e non sta scritto in nessun posto che debbano essere come servono a noi. Gli uomini si rassicurano con la quantità, il loro desiderio è eterodiretto, sono collezionisti, se uno di loro assistesse a questo dialogo, avrebbe voglia di farsi sia me che te. Non selezionano, è così che conoscono ed è vero sono tante barchette in mezzo al mare. Se non fosse così, col cavolo che su un tipo corto e nero, incolto, astuto e puttaniere ci avrebbero scritto nientepopodimeno che l’Odissea e Dante ci avrebbe sprecato l’ultimo canto.
– Ma questa è una concezione primitiva, tu stai negando secoli di evoluzione, allora a che serve la cultura di cui parli? Gli uomini hanno il diritto di restare uguali a se stessi e le donne hanno il dovere di farsi il culo senza possibilità di cambiamento?
– Tu chiederesti a un leone di occuparsi della prole? Chiederesti a una balena maschio di essere poligamo? Non ti passa nemmeno per la testa. Perché solo noi dobbiamo arrovellarci cercando di cambiarli?
– Okay, ma io non ti dico di cambiarlo, ti chiedo di prenderti una balena, tutto qui.

Betta è così, a lei interessa la meta, mai il percorso. Ma il campanello suona e lei sgaiattola lesta dalla porta che dà sul giardino.

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9 thoughts on “Dialoghi con Betta. Io, Betta e Ulisse

  1. invidio la naturalezza dei tuoi dialoghi, una bravura che mi manca e che credo ce abbia a che vedere con il saper fare le torte, sai il perfetto equilibrio tra gli ingredienti, io metto sempre troppo uovo, e non sempre l’uovo era previsto. ml

  2. Sorrido. Le torte c’entrano. Ma solo perché sono concrete, sono idea, poi materia, poi forma, poi profumo, poi sapore, nutrimento, energia. Tu stai sempre un gradino più su, o di lato, o più avanti. La differenza è che io faccio torte, tu fai poesia. 🙂 una carezza.

  3. Ehm, un “portatore di benessere”?? non so mica “se me la farei” una del genere 🙂 Scherzi a parte, la sgusciatrice di gamberetti è la donna del millennio. Dovrebbero clonarla e inseminarci il pianeta, per la salvezza della razza. Il dialogo è sciolto e naturale. Ti aspetto di là, che c’è la prima puntata indiana della serie. alex

  4. scorrevole e divertente, convincenti e direi, vincenti, i dialoghi.
    generazioni a confronto sul dilemma ” me lo tengo così com’è o me lo tengo solo se è come voglio io?” 🙂

    • ciao Cecil
      che sembri un dialogo tra generazioni diverse mi fa pensare che ho Scalibrato qualcosa: in effetti le due sono coetanee, amiche di quelle inossidabili. Oppure, Betta è un’altra ego, una voce interiore, sai quei battibecchi che le donne (e forse anche gli uomini) mettono su con se stesse e che le dividono in due. Però, però. Può essere che appaia come un confronto tra matura rassegnazione e ribellione giovanile, se è vero, non si cresce mai abbastanza. Il pretendere che sia “come voglio io” nega la relazione, la riduce a soddisfacimento di bisogni, più che a quella conoscenza profonda che preme a me.
      Grazie di esserti fermata 🙂

  5. mi sembra tutto calibrato. anche se sono coetanee, le altre opzioni ci stanno tutte, sono due punti di vista differenti: betta e l’alter ego. matura rassegnazione/ribellione giovanile (e questi sono due modi di essere che non sempre dipendono dall’età :-), ma forse era stato questo a farmi pensare a due generazioni diverse.), e soddisfacimento di bisogni che mi sembra la filosofia di Cris, contrapposto al sentimento-accettazione dell’altro-consapevolezza del compromesso-ma mantenendo la propria autonomia etc.etc. di Betta.
    a presto

  6. mi piace molto.
    ….però voglio una terza via!

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