PoveraPazza

Piccoli olimpi senza importanza

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– Tu non ti rendi conto della potenza che emani, adesso. Sei la mia Dea Pagana. Splendida, sensuale, oscena e totale. Viene voglia di adorarti, farei una statua di te, sai?

Mi chiedo quale deità vede in me adesso: in ginocchio sul tappeto, seduta sui talloni, una corda che mi stringe la vita, passa in mezzo alle mie cosce e mi assicura i polsi dietro le reni, dovrei essere l’icona dell’impotenza.

– Sei come una terra senza nome, aspra e selvaggia, insidiosa e lussureggiante. Hai angoli nascosti e incontaminati e panorami mozzafiato. Sei terra di conquista, da spargere di sale e abbandonare in fiamme. Hai il ramarro, nascosto tra le rocce, che aspetta di poter tornare al sole. Hai il passero tra i rami e il colibrì nel fiore e la volpe nella chioma. Hai la lepre nascosta tra l’erba alta e l’airone sul bordo dello stagno.

– Uno zoo, praticamente – sorrido, sotto la benda

Non sento i passi che si avvicinano, avverto solo lo spostamento d’aria e la mano che stringe in un solo gesto tutti i miei capelli, tirandomi indietro la testa.

– Uno zoo, si, e adesso mi faccio un bel safari, stronzetta.

– Attento alle specie protet.. – non finisco la frase. Afferra la corda che mi passa tra le gambe, l’afferra e la tira, forte e poi ancora più forte, fino a farmi provare l’effetto della sega circolare che entra nella mia carne tenera, fino a farmi spalancare gli occhi nell’oscurità della benda. Il dolore è come un lampo, mi attraversa e mi sbriciola, mentre mi sollevo ad assecondare quella trazione che mi sta spaccando in due. Da dove viene questa belva assetata che un attimo fa era un cane fedele che mi stava adorando? Quanti uomini è? Chi trabocca all’improvviso dalla sua testa, così ingombrante da dover essere vomitato fuori? E perché non mi fa paura?

– Giù la testa e su il culo, lo voglio offerto. Giù! – ordina, mentre tira la corda verso l’alto e poi verso la mia testa. Il dolore s’intensifica e si espande fino a liquefarmi. A liquefarmi caldo. La mia eccitazione s’impenna, s’impone sulla considerazione dell’insondabile assurdità del piacere che ricevo dal subire questi insensati soprusi.

Abbasso la testa, m’inchino davanti al demone che lo abita, che mi abita. Appoggio le labbra sulle mie ginocchia e il sapore della mia pelle mi basta a rassicurarmi. Ne riconosco il sale: sono io, questa. Sono io e sto godendo.

– Brava, così. Perfetta. Sta’ ferma – un sussurro e una mano calda che percorre la mia schiena dalla nuca al coccige, materna, essenziale. Una mano che dice: sono io e voglio solo farti godere.

E’ interminabile l’attesa, mentre aspetti qualcosa che. Qualcosa che sta occupando lo spazio in mezzo alle mie gambe piegate sul tappeto, qualcosa che mi solletica l’interno delle cosce, qualcosa che riconosco pienamente quando la sua lingua si appoggia, piatta, contro la mia vulva. Una lingua che comincia sapientemente ad adorarmi, come se fossi una dea pagana.

e’ in 365 Racconti erotici per un anno, Ed. Delos Book

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