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Essere violoncello

© Pornobello Le Violon

 

Tendersi. Vibrare. La vita sottile ferma nell’abbraccio che contiene e libera. Lasciarsi tenere e gemere, essudare un suono sottile, poi grave, sospirare. Farsi strumento, il mezzo e il fine, dilatarsi, essere le corde che l’arco di possesso pizzica e strofina. Sollevarsi verso la carezza fino al lamento delle dita. La schiena d’acero contro il suo torace, le due effe di femmina tatuate sotto i seni, l’onda sonora che dai fianchi tondi s’alza, s’amplia e precipita. La sbalordita sintonia di due atti volontari che si incrociano all’unisono. Per sapere che non è solo musica.